Chi e’ amico del mondo e’ nemico di Dio

Chi e’ amico del mondo e’ nemico di Dio

Giacomo 4:1-6

Ricordo che Dio usa la Verità come strumento nella rigenenerazione del cuore dell’uomo, non è possibile quindi per un credente avere un atteggiamento che nei fatti è contrario alla verità stessa. Il rischio reale e conseguente ad un atteggiamento arrogante che scaturisce dalla gelosia e dall’ambizione egoistica è l’introduzione nella comunità di disordine e confusione, caratteristiche queste che contrastano nettamente con l’essenza della natura di Dio,

Egli infatti “non è un Dio di confusione ma di pace”. (I Corinzi 14:33) In una situazione di confusione e disordine è possibile ogni tipo di cattiva azione.

Al contrario la saggezza che arriva dall’alto, cioè da Dio,

  • è in se stessa pura, non contaminata dalle caratteristiche che abbiamo prima elencate;
  • è pacifica, ed è perciò capace di promuovere la pace tra gli uomini;
  • è mite, piena di riguardo nelle sue richieste agli altri;
  • è docile e disposta a cedere a richieste ragionevoli;
  • è piena di buoni frutti e di misericordia, si dimostra sensibile alle sofferenze e alle afflizioni della gente;
  • è senza parzialità, cioè integra soprattutto nella sua fedeltà a Dio;
  • è infine senza ipocrisia in tutte le relazioni

Questo tipo di descrizione è in perfetta sintonia con quella che il Signore Gesù stesso aveva usato per definire una persona beata, ed è in perfetta sintonia con la descrizione stessa di se stesso, la divina Sapienza incarnata.Giacomo dichiara poi ancora una volta che la religione deve rivelare se stessa nelle opere. In questo egli è assolutamente fedele alle parole del suo Mestro:

“li riconoscerete dai loro frutti”( Matteo 7:20 )

Il frutto in questo caso è quello che scaturisce dall’aver seminato giustizia, cioè la pace.Nella Bibbia è sempre presente il concetto che non vi può essere pace se le esigenze della giustizia non vengono soddisfatte.

Ad esempio in Isaia 32: 17 troviamo scritto così:

Il frutto della giustizia sarà la pace, e l’effetto della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre.”

Al termine di queste considerazioni sulla vera sapienza che deriva dall’alto, voglio leggervi un interessante commento di Calvino che al proposito diceva così:

Coloro che esercitano la sapienza proveniente dall’alto, pur essendo tolleranti su molte cose nei riguardi del loro prossimo, non cessano però di seminare pace sforzandosi di correggere gli errori degli altri con mezzi pacifici.

Essi moderano il loro zelo col condimento della pace, perchè chi desidera essere un medico che cura e guarisce dagli errori, non dev’essere un boia!”

Il capitolo tre si è chiuso con un riferimento alla Pace di Dio presente in noi come frutto della Sua Giustizia, Giacomo prosegue nel capitolo quattro analizzando alcuni atteggiamenti che scaturiscono invece dalla nostra natura di peccato.Prima di ogni ulteriore commento possiamo leggere insieme i primi 12 versetti del capitolo 4 di Giacomo:

  1. Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?
  2. Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate;
  3. domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri
  4. O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di
  5. Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia?
  6. Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore; perciò la Scrittura dice: Dio resiste ai superbi e dà grazia agli
  7. Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi. Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!
  8. Siate afflitti, fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!
  9. Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà.
  10. Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi dice male del fratello, o chi giudica il fratello, parla male della legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei uno che la mette in pratica, ma un
  11. Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?

Giacomo 4:1-12

Se pensiamo all’ultimo versetto del capitolo terzo, ci ricordiamo senz’ altro che per Giacomo il bene più importante rimasto all’uomo è “la Pace”; una Pace che scaturisce dalla giustizia di Dio, presente ed operante nelle nostre vite. Purtroppo l’esperienza quotidiana ci dimostra che non è così; la caratteristica più frequente nella vita umana è la lotta. Sia a livello storico-politico-nazionale, che a livello socio familiare i periodi di pace sono purtroppo una rarità, sono periodi di breve durata. Una delle dimostrazioni più limpide dell’esistenza nella natura umana di un elemento innato di errore, è senza dubbio questo: in seno alle famiglie, alle società, alle nazioni, la Pace è un elemento rarissimo. Questo eterno conflitto ha effetti disgreganti non solo a livello sociale e nazionale, ma contamina molte volte anche la chiesa. Le comunità cristiane non sono affatto immuni da questo atteggiamento di continua lotta. Giacomo non fa riferimento solo alle grandi guerre tra le nazioni, ma alle continue lotte intestine, ai continui litigi che scaturiscono all’interno della chiesa a causa dei contrasti interpersonali, “Non derivano forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra”, dirà l’apostoloFinché queste passioni, o voluttà, o piaceri che dir si voglia, hanno il controllo della situazione; fintanto che queste attitudini umane guerreggiano contro lo Spirito Santo, contro le espressioni tipiche dell’anima redenta, è impossibile per l’uomo vivere conformemente allo scopo per cui è stato creato e riconoscere la volontà di Dio e ubbidirle. Giacomo ci dice che è come se la personalità umana fosse stata invasa da un esercito straniero, che è sempre in battaglia dentro di lei. La natura umana è in potere di una travolgente forza militare d’occupazione. Il fine che questa forza si prefigge è, dobbiamo ammmetterlo, il piacere. Se pensiamo a quanto tempo, energia, denaro, interesse ed entusiasmo uomini e donne dedicano alla soddisfazione di questo fine, possiamo constatare quanto sia precisa la diagnosi di Giacomo. I cristiani possono usare questo tipo di analisi per misurare la sincerità della loro fede. Qual’è la preoccupazione principale della loro vita, Dio o il godimento del piacere? Come cristiani dobbiamo sapere che non abbiamo nessun diritto di aspettarci di essere liberati, in questa vita, dall’influenza che queste voluttà, questi piaceri esercitano su di noi; dobbiamo essere coscienti però che per la grazia di Dio possiamo essere liberati dal loro dominio assoluto. Dobbiamo inoltre riconoscere che la Pace non è naturale, ma deve essere creata, alimentata e protetta da quelli che purtroppo sono i nostri istinti naturali; a questo proposito l’apostolo Paolo scriveva  così nella sua lettera agli Efesini:

“ Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della Pace.

Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di  tutti, che  è  al  di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.”    (Efesini 4: 1-6)

Giacomo, proseguendo, descrive meglio la relazione diretta che esiste tra le passioni umane e le divisioni e le lotte che da queste scaturiscono. Per capire meglio il senso del versetto 2, che per molto tempo ha dato del filo da torcere ai vari studiosi dei testi originali, è opportuno tradurne la prima parte in questo modo:

“Voi desiderate e non avete; perciò uccidete. E invidiate e non potete ottenere; perciò vi azzuffate e fate guerra.”

Non dobbiamo dimenticare che Giacomo sta scrivendo una lettera dal carattere universale, quindi non si riferisce, quando parla di crimini e di guerre a qualche fatto realmente avvenuto all’interno di qualche chiesa da lui conosciuta; egli vuole piuttosto mettere in evidenza ciò che può succedere e ciò che succede nella vita umana quando gli uomini scelgono il piacere ed escludono Dio. In queste occasioni, le leggi di Dio non sono più tenute in debito conto, e il piacere, lasciato correre a briglia sciolta, prende il controllo della situazione e può trascinare le sue vittime fino all’omicidio. Queste affermazioni possono sembrare dure, ma la storia dell’umanità, da Caino fino ai giorni nostri, ci dimostra chiaramente che le cose stanno così. Il credente deve e può avere un rapporto diretto con Dio, può rivolgersi a Lui come ad un Padre amoroso, può richiedere ciò di cui ha bisogno con la piena fiducia che Dio risponderà. Certo la richiesta deve essere in sintonia con la Sua volontà. Se così non è Dio, che ricordo vuole sempre il nostro bene e la nostra crescita spirituale, può anche rispondere in modo negativo o può non rispondere affatto .Forse, sembra dire Giacomo, voi chiedete ma non ottenete, probabilmente perchè chiedete nel modo sbagliato.Quando la ricerca del proprio piacere diventa un valore primario anche per i credenti, questi sono destinati ad affrontare un grande fallimento. La loro vita di preghiera sarà infatti misera ed insoddisfacente perchè essi domanderanno e non riceveranno, chiederanno e non otterranno, perchè, dice Giacomo: “domandano male per spendere nei loro piaceri.” A questo riguardo la Bibbia è molto precisa e dice molto chiaramente quali sono le preghiere che Dio è pronto ad accettare.

  • Le Sue orecchie sono attente al grido del giusto; Salmo 34:15
  • Egli è vicino a tutti coloro che Lo invocano in verità; Salmo 145:18
  • Egli ascolta chi si pente; Luca 18:14
  • Egli esaudisce tutti quelli che domandano qualcosa secondo la Sua volontà; I Giovanni 5: 14

Le preghiere di tutte queste persone salgono direttamente a quello che la Bibbia chiama “il trono della grazia”; arrivano cioè direttamente a Dio che è il distributore unico della grazia.

Passiamo al versetto 4 di Giacomo 4 :

“O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:4)

richiama alla mente la dottrina della chiesa quale sposa di Cristo così ben descritta dall’apostolo Paolo in II Corinzi, ma nelle parole: “O gente adultera” rieccheggia anche la metafora matrimoniale già presente nell’Antico Testamento ed utilizzata dallo stesso Signore Gesù. La slealtà del popolo di Israele nei confronti di Dio era spesso definita dai profeti <<adulterio>> ed anche il Signore definì la generazione che era venuto a servire: <<generazione adultera>> perchè era sleale ed infedele (Matteo 12:39). Giacomo riprende questo concetto ed indica i cristiani immersi nella mondanità come adulteri, infedeli cioè a Dio. La chiesa nel suo insieme, o i cristiani individualmente, sono infedeli a Cristo quando mostrano di avere <<amicizia col mondo>>. Il cristiano non può, senza compromettere la sua posizione, dividere il suo amore fra Dio e quelle forze esistenti nel mondo che mostrano un’assoluta indifferenza verso Dio o gli sono apertamente ostili. Se riflettiamo sul fatto che l’egoismo sotto ogni forma, l’amore del piacere, l’autocompiacimento o l’arrogante ricerca del proprio interesse sono sempre amicizia con il mondo, non possiamo non concordare con Giacomo che questi atteggiamenti sono contrari all’amore per Dio. E’ opportuno a mio avviso riflettere anche sul fatto che per Giacomo è la scelta deliberata di una condotta mondana a fare del cristiano un nemico di Dio. E’ un caso del tutto diverso quello di un cristiano che si trova suo malgrado ad essere immerso in un’atmosfera pervasa dagli standard del mondo e non può fare a meno di viverci. Giacomo però parla della deliberata ricerca di questo tipo di compagnia e la paragona ad una passeggiata nel campo nemico.

E’ questo il senso della frase:

”Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.”(Giacomo 4:4)

Una cosa però ci conforta, Dio è e rimane fedele, quindi anche se il cristiano inciampa ancora in questi tranelli di Satana, Egli lo guarda sempre con uno sguardo che esprime il suo Paterno e smisurato amore.Dio però è un Dio geloso che non tollera rivali;

Egli desidera gelosamente lo Spirito che ha fatto abitare in noi,”

sembra essere questa la traduzione che meglio esprime il concetto contenuto nei testi originali. Giacomo sta in altre parole dicendo che al cristiano è stato dato lo Spirito di Dio e che quindi Dio non può vedere che con gelosia il cristiano ospitare in se uno spirito rivale; come può esserlo lo spirito del mondo.

La domanda implicita sembra essere questa:

“come può allora abitare in noi uno spirito diverso e concorrente rispetto a quello che Egli ha deciso di far abitare in noi?”

Chi opera una scelta di questo tipo si rende in pratica nemico di Dio. Per grazia Sua però dove abbonda il peccato, la grazia sovrabbonda; e nel Suo amore Dio non abbandona il cristiano nella sua temporanea infedeltà; ma la Sua grazia è sempre disponibile per lui nel tempo del bisogno.Dio richiede una fedeltà non divisa tra vari padroni, ma allo stesso tempo mantiene ferma l’offerta del Suo aiuto divino.Questo tipo di aiuto è necessario all’uomo per essere in grado di tributare quella fedeltà richiesta. Ricordiamo però che a fronte delle nostre debolezze e delle nostre infedeltà Egli ci elargisce una grazia ancora maggiore.La citazione presente nella seconda parte del versetto 6:

“Dio resiste ai superbi e da grazia agli umili”

ci ricorda una verità fondamentale riguardante l’azione divina; maggiore è il bisogno del Suo popolo, maggiore è l’offerta che Dio fa della Sua grazia. I superbi in questo caso sono coloro il cui cuore si è allontanato dal Creatore e che hanno preso posizione contro tutto ciò che è santo o a cui è dato il nome di Dio. Questo tipo di orgoglio si esprime specialmente col disprezzo per i servi di Dio. A tutte queste persone Dio si oppone energicamente e li respinge facendo cadere su di loro la Sua Ira.Gli umili invece sono quelli che riconoscono la propria insufficienza, che sono consapevoli della loro condizione di creature e della loro dipendenza totale da Dio Onnipotente, sono coloro che vogliono ricevere da Lui e da Lui solo tutto quanto è necessario per la loro salvezza. Giacomo è ancora una volta netto e preciso; o superbia o umiltà da parte dell’uomo, e resistenza o grazia da parte di Dio.